lunedì 31 gennaio 2011

Petizione per vietare l'utilizzo di animali vivi nell'Acquario di Roma

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Doveva  essere un centro di recupero per animali acquatici in difficoltà e bisognosi di cure, ma la Merlin's Sealife, la multinazionale che gestisce la più grande catena di parchi di divertimento acquatici, ha ben presto svelato i suoi reali intenti: INVESTIRE LA MODICA CIFRA DI 70 MILIONI DI EURO PER COSTRUIRE QUELLA CHE DIVENTERA’ UNA DELLE METE TURISTICHE PIU’ GETTONATE DELLA CAPITALE. Il tutto con la benedizione della EXPODEM, un'associazione "no profit" (che tra le proprie MISSION si propone "Tutela e rispetto della natura, sviluppo e promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica al servizio dell’ambiente") nata le 2006 (che strano, coincide con la nascita di Mediterraneum!), della quale sono soci fondatori la RR Service Srl, la Fondazione Ammiraglio Michelagnoli Onlus, la Lega Navale Italiana, la Fondazione Bioparco di Roma, l’Eur Spa e l’Auris Onlus – Associazione Università Ricerca Innovazione Società. Ne fanno parte anche la Fondazione Centro per l’Innovazione dell’Università di Bari, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e il Museo del Fiume di Nazzano.
Nel sito della EXPOMED si legge ancora: "La filosofia con cui nasce Mediterraneum è in linea con quella promossa da Expomed, grazie alla stretta sinergia con le riserve marine del Mediterraneo e all’attività di conservazione e cura di specie ferite, ammalate o minacciate di estinzione, inserite in un circuito mondiale di programmi di riproduzione di animali ex-situ, in funzione di una reintroduzione degli animali curati nel loro ambiente naturale."

Conosciamo bene la Merlin per i suoi parchi acquatici e delfinari sparsi in tutto il mondo, e gli animali che si esibiscono in questi posti non vengono certo salvati o reintrodotti in natura dopo esser stati curati. Inoltre, il fatto che la Fondazione Bioparco di Roma sia uno dei soci fondatori non è di certo una garanzia, anzi!

L’acquario dell’EUR, che sarà ultimato tra pochi mesi, diventerà ben presto la prigione e la tomba di centinaia di animali marini, anche appartenenti a specie in via di estinzione. Questi animali vengono catturati in libertà con metodi atroci, e che spesso ne causano la morte, o fatti riprodurre in cattività, solo ed esclusivamente per essere segregati in vasche mai abbastanza grandi e diventare dei fenomeni da baraccone costantemente sottoposti a numeri e fastidi stressanti. La vita di un delfino in una vasca equivale alla vita di un uomo in un ascensore se si considera le esigenze di movimento proprie delle due specie. Le vasche, inoltre, non hanno rifugi, e gli animali sono continuamente esposti al pubblico, MA GLI ANIMALI NON SONO UNA MERCE DA ESPORRE IN VETRINA.


Insomma, tutte queste società ed associazioni hanno ben poco a che vedere che la salvaguardia e il benessere degli animali. Ci sono tanti modi per salvare i mari e le specie in via di estinzione, e la creazione di nuove prigioni per animali non è di certo uno di questi, anzi, in questi posti la mortalità degli animali è altissima. Basti pensare che molto spesso i delfinari sono anche utilizzati per condurre esperimenti scientifici di qualsiasi tipo sugli animali marini.


Dovere degli uomini saggi è proteggere i più deboli, che siano animali o bambini

Diritto dei bambini e degli uomini tutti è scoprire ed osservare gli animali e la natura in tutta la loro genuinità, bellezza ed autenticità.

Viceversa, abituarli sin da piccoli ad osservare animali in gabbia, perlopiù ammaestrati, non fa che accrescere in loro l'idea che un essere più debole, che sia un animale o un altro bambino, possa essere sfruttato, prevaricato e dominato

 
NON VISITARE L'ACQUARIO E NON PORTARCI I TUOI FIGLI !
NON FINANZIARE  UNO SPETTACOLO DISEDUCATIVO
NON FINANZIARE UN MERCATO DI MORTE




SE SI TRATTASSE DI UN VERO E PROPRIO ACQUARIO, CERTAMENTE NON AVREBBE SENSO UNA SIMILE PETIZIONE, MA DA COME E' STATO PENSATO, SIAMO CERTI CHE L'ACQUARIO DI ROMA POSSA DEFINIRSI TALE ANCHE SENZA ANIMALI VIVI ESPOSTI. INFATTI IL PROGETTO MOSTRA INFINITE SALE INTERATTIVE, IN 4D E CON RIPRODUZIONI DI AFFONDAMENTI ED AVVENIMENTI STORICI ED EPICI NEL MAR MEDITERRANEO.

FIRMA LA PETIZIONE PER UN ACQUARIO SENZA ANIMALI VIVI!

http://firmiamo.it/petizione-per-vietare-utilizzo-animali-acquario-roma

[TerrAnomala-riproduzione vietata senza citarne la fonte] 

mercoledì 19 gennaio 2011

Boicotta i saldi, rifiuta la crisi, ricicla tutto

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http://www.rubric.it/wp-content/uploads/2010/07/tracciare_rifiuti_mit_riciclare_rifiuti_tracciare_rifiuti_mit_3.jpg

 Domenica 30 gennaio 2011 le volontarie di Terranomala saranno presenti con un banchetto informativo e di raccolta fondi per le proprie attività al mercatino del baratto al circolo arci Belleville, a Roma, in via Guglielmo Albimonte 10/b (zona Pigneto).

A partire da domenica 30 gennaio 2011 Belleville ospiterà ogni mese il mercatino del baratto! Un momento divertente in cui poter scambiare, vendere e comprare le proprie creazioni, i propri oggetti, vestiti ed accessori usati di qualsiasi tipo, all'interno del coloratissimo spazio della nostra associazione...il tutto accompagnato da buona musica e...perchè no, da un buon drink!
L'intento è quello di dare spazio alla creatività emergente degli artigiani, all'esposizione di oggettistica particolare e di fantasiose manifatture... di privilegiare il riciclo a scapito del consumismo... e di dare la possibilità a chiunque di disfarsi di ciò che non usa più e liberare gli armadi per qualcosa di nuovo e originale!

Ogni ultima domenica del mese, dalle 17, fino a sera inoltrata!
Ingresso gratuito con tessera Arci.


per info: MySpace Belleville

550 tordi tagliati ed incollati: un nuovo bracconaggio per una vecchia caccia. Tutti i particolari nell'intervista di GeaPress.

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550 tordi tagliati ed incollati: un nuovo bracconaggio per una vecchia caccia.

Tutti i particolari nell'intervista di GeaPress.

di redazione | 22 luglio 2010

GEAPRESS – Palmanova è un nodo cruciale di mille traffici in entrata ed uscita dall’Italia. A sud di Udine, Palmanova si trova lungo l’intersezione di due grandi direttrici stradali. Ogni giorno decine di migliaia di autoveicoli, dalla Slovenia e dall’Austria. Può capitare di incontrare bulgari che viaggiano con un leone (vedi articolo GeaPress) e polacchi che trasportano 550 tordi! La Polstrada ha rinvenuto gli animaletti, tutti implumi prelevati dai nidi, orrendamente ammassati in basse scatole di cartone, prive di acqua e cibo e con appena poche fessure per l’aria. Le scatole, erano inoltre accatastate l’una sull’altra.
Constatata l’irregolarità del trasporto e la violazione di importanti norme della legge sulla caccia, la Polizia Stradale ha provveduto a denunciare i due polacchi per il reato di cui all’art. 544/ter sul maltrattamento di animali. I due dichiaravano che i tordi, valutati in circa 35.000 euro, erano diretti in Campania. In questa regione, però, vi sono altri maltrattamenti della fauna, e comunque di tanti giovani tordi non si è mai sentito dire.
GeaPress ha intervistato una persona di grande esperienza e passione per il proprio lavoro, che ha scoperto una pericolosa evoluzione di tecniche di bracconaggio che coinvolge migliaia e migliaia di tordi implumi. Questo nuovo bracconaggio ha all’incirca dieci anni, ma si intreccia con vetusti e persistenti metodi di caccia illegale che si innestano, però, su tradizioni venatorie purtroppo autorizzate dalla Legge italiana.
GeaPress ha intervistato il Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato Isidoro Furlan (nella foto). Il Distaccamento è quello di Asiago (VI) quasi al confine con il Trentino e le coltivazioni di … mele. Vediamo allora cosa può generarsi mischiando impianti di cattura di fauna selvatica e coltivazioni di mele golden che, per salvaguardare la salute umana e dell’ambiente, non sono più trattate con massicce irrorazioni di prodotti di sintesi chimica.

GEAPRESS – Dott. Furlan, è di pochi giorni il sequestro operato dalla Polizia Stradale di Palmanova di 500 tordi ancora inetti per il volo. I due polacchi denunciati hanno dichiarato che erano diretti in Campania.
DOTT. FURLAN – Mi sembra difficile. E’ più probabile che massimo a due ore di strada da Palmanova i piccoli tordi dovevano essere smistati in canali già collaudati. In quello stato, non potevano andare molto lontano.
GEAPRESS – Ma, in due ore o restavano in Friuli o andavano in Veneto.
DOTT. FURLAN – Secondo me il più probabile cerchio di azione era proprio quello. Per capire da dove provenivano i tordi bisogna invece guardare alle coltivazioni di pere e mele in particolare. Alle nuove tecniche colturali.
GEAPRESS – Ci spieghi.
DOTT. FURLAN – I meleti si sono ormai imposti in molte zone pedemontane, ad esempio quelle trentine. Lo sfalcio frequente dell’erba viene lasciato sul campo. E’ il cosiddetto mulcing. Le mele non hanno più, come avveniva prima, massicce somministrazioni di prodotti di sintesi per l’agricoltura. L’erba tagliata ed ammonticchiata tra i filari di alberelli, non viene più rimossa, tanto da creare un ricco microcosmo di lombrichi, altri anellidi ed invertebrati utili alla decomposizione della sostanza organica. I meleti così coltivati hanno creato un nuovo ambiente che è stato velocemente colonizzato dal Tordo Sassello, dal Tordo Bottaccio, dal Merlo ed anche dalla Cesena, prima più frequenti solo in montagna.
GEAPRESS – Si è creato un allevamento di lombrichi.
DOTT. FURLAN – Si, ma anche una sorta di fast food per gli uccelli. Con tutto il cibo che hanno, ricco, nutriente e non avvelenato, arrivano a fare fino a tre nidiate mentre le densità sono veramente alte.
GEAPRESS – Forse se ne sono accorti anche gli uccellatori?
DOTT. FURLAN – Purtroppo si.
GEAPRESS – Ma a chi vendono?
DOTT FURLAN – Lei saprà che vi sono allevatori autorizzati di fauna selvatica. Un impianto autorizzato può detenere fino a dieci animali per specie. Servono per la cattura dei futuri richiami per la caccia. La riproduzione del Tordo non è semplice in cattività. Conviene di più munirsi di giovani selvatici. Non lo fanno tutti, per carità, ma è un fenomeno molto diffuso.
GEAPRESS – Ma i nati in cattività dovrebbero avere gli anellini ..
DOTT. FURLAN – Sì, infatti se il tordo di cattura non è più un piccolo, gli anelli non entrano più. E poi, alla Regione, bisogna darne comunicazione entro cinque giorni dalla nascita. La Regione Veneto rilascia l’autorizzazione alla coppia.
GEAPRESS – Abbiamo capito. Ci vengono in mente altri piccoli uccellini catturati nei nidi (vedi articolo GeaPress) e cresciuti in gabbia. Sono così più docili.
DOTT. FURLAN – Infatti, si adattano meglio rispetto al richiamo adulto di cattura, oltre al fatto che la riproduzione in cattività, come le dicevo, non è semplice. Per l’alimentazione, invece, si ricorre allo “stecco”. Gli si apre il becco e viene somministrato il cibo. Ve ne sono di vari tipi.
GEAPRESS – Non capiamo però una cosa.
DOTT. FURLAN – Prego
GEAPRESS – Quello che occorre ad un impianto di cattura sono i maschi, per il canto. Qui parliamo di uccelli nel nido, non sono distinguibili dalle femmine.
DOTT. FURLAN – Non esternamente, le femmine vengono buttate ….
GEAPRESS – Un secondo, ci scusi, che significa non esternamente?
DOTT. FURLAN – Il bracconiere si porta appresso un bisturi, due stecchini e colla chirurgica, bene che vada. L’uccellino preso dal nido viene così tagliato nell’addome. Un centimetro con il bisturi e gli stecchini per allargare la ferita. Se femmina, via ai lombrichi. Se maschietto, si mette la colla e viene riposto in contenitori di legno appositamente costruiti per portarli via.
GEAPRESS – Vale a dire che l’animaletto viene tagliato vivo, aperto ed infine incollato?
DOTT. FURLAN – Proprio così
GEAPRESS – Sembrano lo scorribande di Hannibal Lecter.
DOTT. FURLAN – Be’, li chiami come vuole, ma questo è quello che avviene. Gli alberelli di mele sono alti al massimo due metri. Il bracconiere controlla facilmente i filari. Se il nido ha le uova mette un fiocchetto di un colore, se invece ha i pulcini ancora troppo piccoli, ne mette uno di altro colore. Se invece i pulcini possono essere prelevati vi è un terzo fiocchetto ed al ritorno se li porta via, ma solo se maschietti. In genere i nidi sono nelle basse biforcazioni, comunque sempre di piccoli alberi. Eppure a volte abbiamo trovato i bracconieri con una canna da pesca.
GEAPRESS – Una canna da pesca?
DOTT. FURLAN – Si, una canna da pesca, di quelle telescopiche, che si possono allungare. In alto uno specchietto. Il Bracconiere vede così il contenuto del nido e si comporta di conseguenza. Noi, però, facciamo pattuglie in borghese. Cerchiamo di formare pattuglie miste con i nostri Forestali, uomini e donne. Si da meno nell’occhio. Così li troviamo. Sanzionati per le violazioni della legge sulla caccia e contestazione del 544/ter sul maltrattamento.
GEAPRESS – Vengono tagliuzzati vivi ….. poi la canna da pesca, i fiocchetti, … un vero genio criminale.
DOTT. FURLAN – Non so quanto potevano essere pagati i due polacchi, sicuramente non più di poche decine di euro a tordo. Ma un uccellino portato alla maturità viene rivenduto ad almeno 250 euro. Se poi ha un canto particolarmente significativo, anche molto di più
GEAPRESS – Quale è il destino di un tordo catturato legalmente?
DOTT. FURLAN – Nel roccolo? L’impianto autorizzato viene provvisto di uccelli da richiamo. Massimo dieci esposti per ogni specie. L’impianto fornisce gli uccellini di cattura per i cacciatori da appostamento. Ma si tratta di animali difficili da allevare. Sono selvatici.
GEAPRESS – Ed allora è meglio quello preso dal nido e poi denunciato come nato in cattività.
DOTT. FURLAN – Più sicuro e meno costoso.
GEAPRESS – Ma quanti sono i tordi catturati?
DOTT. FURLAN – Mah, il fenomeno è diffusissimo. Gli impianti di cattura sono in Lombardia, in particolare nelle valli bresciane e bergamasche, in Veneto ovviamente, in Friuli, pure la Toscana, ci perdiamo. I cacciatori da appostamento sono tanti. Decine di migliaia. Attenzione, non tutti equivalgono a bracconieri, Per carità. Ma a Settembre devono cantare fino a 10 uccelli per specie, in ogni impianto. Fino a 50-60 uccelli per impianto.
GEAPRESS – Fino ad ora eravamo rimasti al giardino degli orrori … (vedi articolo GeaPress)
DOTT. FURLAN – Il collega Giuseppe Tedeschi, i Forestali di Brescia. Si, si, ho saputo. Bravi. Una bella operazione.
GEAPRESS – Lì gli uccellini lasciati a decomporsi, qui tagliuzzati …
DOTT. FURLAN – Sa, una volta venne Emilio Nessi. Eppure lui ne aveva viste tante. Mi ricordo ancora, che rimpianto. Noi siamo qui, facciamo rispettare la legge. Ora devo andare, ho una chiamata, i miei Forestali. Grazie.
GEAPRESS – Grazie a Lei e buon lavoro.(GEAPRESS – Riproduzione riservata senza citare la fonte).


      

Germania – strage di uccelli rapaci. All’opera i volontari anticaccia italiani e tedeschi Tra falconieri e bracconieri gli ultimi dati dei campi antibracconaggio del CABS.

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GEAPRESS – Secondo il CABS (Committee Against Bird Slaughter ), in Germania è in atto una vera e propria lotta senza quartiere contro gli uccelli rapaci. Trentuno di loro sono stati finiti, in varia maniera, solo nell’ultimo mese. I volontari del CABS li hanno trovati tra Bonn ed Aquisgrana avvelenati, sparati e intrappolati.

Secondo i volontari, però, si tratterebbe solo della punta di un iceberg. Non oltre il 10%, bene che vada, ritrovati. Tutto il resto, recuperato dal cacciatore o perduto nel luogo ove è caduto una volta colpito dal fucile. Dati allarmanti che fanno risalire a parecchie migliaia il numero di rapaci che ogni anno perde la vita in Germania per mano dell’uomo.

Vi sono poi periodi dell’anno dove le morti sono ancor più numerose. In inverno il procacciamento del cibo è più difficile, e basta lasciare la carcassa di un coniglio avvelenato, per procurare la morte di ben otto Poiane. E’ successo lo scorso 3 gennaio, mentre un’altra Poiana è stata rinvenuta nei pressi così come i resti di un Astore, probabilmente impallinato. Pochi giorni dopo un gruppo misto di volontari italo-tedesco rinveniva una grossa trappola illegale adibita per la cattura dei rapaci in Westfalia, mentre, sempre nella stessa regione, altre 15 Poiane venivano rintracciate, ormai prive di vita, a causa sempre di carcasse-esca avvelenate. Poi, ancora, un Astore ucciso da proiettile di fucile. Del resto nelle aree in cui si cacciano attivamente lepri e fagiani, i rapaci sono visti come fumo negli occhi.

Questi ultimi gravissimi casi di criminalità ambientale si sommano ai rinvenimenti fatti a dicembre. Fra le vittime un Gheppio abbattuto a fucilate, un Astore sparato, un secondo Astore catturato e poi ucciso con un colpo alla testa, un terzo Astore avvelenato e infine una sfortunata Poiana intrappolata in una tagliola e poi uccisa.

La gravità di questa persecuzione non verrà mai sottolineata abbastanza, se si pensa che il Nibbio reale – una delle vittime principali degli avvelenamenti, con la sua popolazione europea concentrata appunto in Germania – è considerato in grave pericolo unicamente per i continui avvelenamenti. Qualcosa di simile si può dire anche per le Poiane. Grandi contingenti di questi rapaci provenienti dalla Scandinavia scendono in Germania a svernare e sono decimati ogni anno da cacciatori senza scrupoli. Proprio nelle campagne fra Germania e Olanda si concentra la maggior parte di questi animali.

Ma non ci sono solo cattive notizie. Nelle prossime settimane ben tre bracconieri finiranno davanti ai giudici grazie alle prove raccolte dal CABS. Per primo un falconiere, sorpreso a catturare Astori con una trappola del tipo prodina e ad abbattere una Poiana appena presa. Subito dopo verrà il turno di un allevatore di piccioni, che aveva posto una prodina per Astori sul tetto del suo garage. Infine toccherà a un cacciatore che aveva disseminato in un campo tuorli d’uovo avvelenati (e che fu filmato all’opera grazie a un cellulare). In settembre è già stato condannato un altro cacciatore che aveva attivato una gabbia trappola per rapaci. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).
 

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